Articoli in italiano

Daniele Badini e la sua amata Amiata

l'Amiata Daniele Badini vive da sempre a Castel del Piano, ai piedi del monte Amiata, nel sud della Toscana. Sin da bambino esplora in lungo e in largo questo territorio. Si appassiona all’arte della fotografia durante gli anni del liceo e da allora sono migliaia gli scatti che ha realizzato. Con l’avvento del digitale riprende a girovagare per la montagna in cerca di luci, colori, panorami e situazioni che raccontino la sua Amiata. La storia appassionante di un antico vulcano, ormai spento, alto 1732 metri in una zona montagnosa e misteriosa della Toscana.

Clicca sulle foto per ingrandirle.

Le molte facce della mia montagna

luce e nuvole Con le mie foto cerco di raccontare la mia montagna come la vedo io. Fotografo cose che mi colpiscono o mi provocano sensazioni profonde. Per ore, giornate intere, cammino per i boschi e i prati, d’estate e d’inverno, per conoscere ancora più a fondo questa montagna fantastica, in ogni minimo dettaglio. Vorrei trasmettere quello che sento quando, mentre cammino nel bosco, un raggio di sole fa capolino tra i rami dei castagni, il verso di un animale rompe improvvisamente il silenzio o la quiete di un panorama mi pervade.

Daniele Badini boom A volte mi siedo ad osservare un luogo o un paesaggio, dimenticando il tempo nel silenzio assoluto, rotto solo dal volo di un uccello. Rimango fermo a guardare e vedo cose che normalmente non si notano, come una coccinella su un fiore secco, una volpe che si muove guardinga in lontananza, la forma delle nuvole, il gioco della luce sulle pietre, le case, le colline e le piante. Fotografo la mia montagna prima di tutto per me, per fissare per sempre quel momento, quelle sensazioni o quel luogo e solo in un secondo momento sento la necessità di raccontare la mia montagna anche agli altri. Tutto fotografo: panorami, monumenti, rocce, colori, animali, piante, luoghi, persone e situazioni. Tutto quello che secondo me identifica un territorio come questo con la sua ricca natura, le sue tradizioni e le sue caratteristiche. Non so se con le mie foto riesco a trasmettere alcune delle sensazioni che provo osservando una determinata scena, un certo luogo o situazione, ma quando le scatto so che fermerò quel momento, quella luce, quell’ambientazione per non dimenticarli mai! E mi chiedo se le mie foto riescono a raccontare la mia montagna, se incuriosiscono, se suscitano la voglia di venire a conoscere questo pezzetto di Toscana… che va assaporato e gustato con calma… senza fretta… piano piano.

Daniele Badini

Altre informazioni e fotografie in http://www.danielebadiniphotography.it/index.html

(Testo tradotto da Frauke e revisionato da Francesca Grande che lavora da oltre 10 anni come traduttrice, interprete e redattrice professionista. È responsabile della redazione dell’edizione italiana dell’annuario World Press Photo dal 2008 e si occupa di traduzioni da olandese, inglese e francese in italiano, prevalentemente in ambito editoriale, marketing e pubblicitario per conto di numerose aziende internazionali. )

Una giornata ad Alcatraz

Jacopo FoSicuramente alla maggior parte di noi, la parola Alcatraz ricorda solo la leggendaria prigione americana. Esiste tuttavia anche un’Alcatraz completamente diversa, in Italia, poco lontano da Perugia. La “Libera Repubblica di Alcatraz” è un progetto sociale-artistico di Jacopo Fo, figlio dello scrittore e premio Nobel Dario Fo.

Italia Magia ha visitato la Libera Repubblica di Alcatraz, un territorio di  440 ettari, che ha festeggiato i suoi primi 30 anni proprio nel 2011. Il successo, lo sperimento sociale-ecologico di Alcatraz, o la “Libera Università di Alcatraz”, l’ha ottenuto anche grazie all’impegno della compagna di Jacopo, Eleonora Albanese, oltre che al sostegno di papà Dario Fo e mamma Franca Rame.

Da vero eclettico, Jacopo Fo si muove in campi molto diversi tra di loro: politica, teatro, arte pittorica, ecologia. Scrive romanzi, ma anche libri di filosofia, psicologia, educazione, ecologia ed economia sostenibile, tutti visti dal suo personalissimo punto di vista. Colpisce soprattutto il suo stile personale, caratterizzato da un misto “foiano” di serietà allegraassurdismo serio. Il primo punto dello statuto di Alcatraz la dice lunga: “La vita è bella ma gli spaghetti sono migliorabili!”

Appena entrati ad Alcatraz troviamo un ufficio informazione, una casa ecologica, un bar-ristorante, una piccola videoteca, un negozio e una sala per workshop e feste. Sparse in mezzo alle colline, alcune case vacanza e due piscine. Curiosando nel negozio, ci colpisce subito l’ampia collezione di dvd e libri di e su Dario Fo. Ma ci sono anche libri, cd, dvd e opere d’arte di Jacopo Fo, accanto a coloratissimi quadri e t-shirt disegnati da Eleonora Albanese. I veri fan possono perfino acquistare un passaporto e dei francobolli della Libera Repubblica di Alcatraz!

Alcatraz organizza molti corsi e seminari. Un esempio tra tutti, il corso di “yoga demenziale” di Jacopo Fo. Ma ci sono anche workshop con scrittori come Stefano Benni, e dibattiti come quello con Carlo Petrini, il fondatore del Movimento Slow Food. Il ristorante offre un eccellente buffet a base di prodotti ecologici e locali, alcuni perfino coltivati nell’orto di Alcatraz.

Alcatraz casaPer seguire un corso che richiede qualche giorno di pernottamento sul posto, ad Alcatraz si può anche affittare una casa vacanza. O piantare una tenda. Durante l’estate, molte attività sono pensate appositamente per i genitori e i loro figli, dai laboratori creativi alle lezioni di equitazione ed escursioni nella natura circostante. Durante l’anno invece, Alcatraz accoglie gli alunni in gita scolastica.

Mentre chiacchieriamo con Jacopo Fo, alcuni genitori e bambini mangiano seduti intorno a lunghi tavoli dipinti a mano. Una bimba, per niente intimidita, viene a farci vedere cosa ha dipinto e creato con la creta. Perfino negli angoli più remoti della Libera Repubblica di Alcatraz incontriamo coloratissime opere artistiche. Anche l’enorme orologio a vento, famosa creazione in legno di Dario Fo, ha trovato qui la sua dimora fissa.

Tuttavia, Jacopo Fo e i suoi compagni non fanno solo castelli in aria. Qualche settimana fa, in cima a una vicina collina, l’associazione ha dato inizio alla costruzione di un “ecovillaggio solare”, un intero paese ecologico che sfrutta l’energia del sole e prevede non meno di 60 unità abitative. Le prime case dovrebbero essere abitabili già nel corso del 2012.

Alcatraz forbiceDa anni, nei paesini limitrofi si mormora dei “Fo” e “degli hippy di Alcatraz”. Eppure: “Noi non siamo hippy. Questa non è una comunità. E tanto meno una setta!” ribadisce Jacopo. “Il nostro è un agriturismo. Ma non il solito agriturismo.”

Da dove viene il nome ‘Libera Repubblica di Alcatraz’? “Per spirito di contraddizione”, risponde Jacopo. “Facciamo i bastian contrari, se vuoi. Ma facciamo ogni cosa con piena consapevolezza. Potresti descriverci come una libera associazione di cittadini che amano la bella vita, le buone maniere e gli spaghetti buoni!”

Da quest’ultima affermazione, si capisce che gli spaghetti, per Jacopo Fo, sono molto importanti. “Spaghetti buoni”, per lui non significa solo mangiare buono e sano, ma anche avere consapevolezza sociale ed ecologica e sfruttare la  tecnologia moderna, come la rete e l’energia solare. Senza mai dimenticare gli ingredienti più importanti: una buona dose di arte, risate e magia!

Ulteriori info: Il sito di Alcatraz, il blog di Jacopo Fo, il sito di Eleonora Albanese, il blog di Jacopo Fo sul Fatto Quotidiano e il sito dell’Ecovillaggio Solare.

(Testo di Joris Wouters, traduzione di Frauke Joris, revisionata gentilmente da Chiara Beltrami. Chiara traduce dall’inglese all’italiano. Ha appena terminato la traduzione di “Military Survival” di Chris McNab, per conto di L’Airone Editrice (Roma). Nell’attesa di un nuovo progetto letterario, si dedica con uguale attenzione alla traduzione tecnica.)

La passione di Maria Giovanna Mirano

NotoNoto è una bellissima città nel sudest della Sicilia. Nel centro barocco si susseguono ricchi palazzi e chiese. Tuttavia, quella ricchezza nasconde spesso anche molta povertà e problematiche sociali. Bellezza e decadenza. Noi vi incontriamo Maria Giovanna Mirano, scrittrice appassionata con una profonda conoscenza dei lati belli e brutti della “sua” Sicilia.

Nel 2005 è uscito il suo libro “Uomini liberi”, seguito, nel 2010, dal romanzo “Il Mercante di Pace”. “Uomini liberi” si basa sull’esperienza personale della scrittrice con i nuovi immigranti e i rifugiati politici presenti in Sicilia. Il libro, che ancora oggi viene letto in molte scuole, ha avuto molto successo. Nel suo secondo romanzo, Maria Giovanna Mirano si allontana da “casa”. “Il Mercante di Pace” si svolge in Afghanistan ed è basato su fatti realmente accaduti. Anche questo libro è sempre più richiesto nelle aule scolastiche.

Il Mercante di Pace” parla del confronto tra occidente e islam. Come medico di un ospedale Afgano, Anita cura molte vittime di attentati. Stringe amicizia con Ahmad, un collega islamico che ha studiato in Europa. Sulla loro strada incontrano i fratelli Anwar e Omar, due orfani che vivono per strada. Omar si lascia completamente convincere dai talebani. Anwar invece, fa amicizia con un soldato italiano che aiuta a ricostruire le scuole, ma è soprattutto attratto da un vecchio e saggio mercante che in mezzo alla violenza della guerra non fa che parlare di pace… fino a quando questo “mercante di pace” perde la vita in un attentato.

MG MiranoIl mercante di pace” è un libro che invita alla riflessione e al dialogo. E’ un romanzo con personaggi reali. Schietto ma con le dovute sfumature, come lo stesso pensiero di Maria Giovanna Mirano. Apertura mentale, libertà e tolleranza sono le parole chiavi di questa scrittrice, i cui libri hanno pertanto una forte tendenza educativa. Che si tratti della guerra contro la mafia e i politici corrotti, contro l’oppressione delle donne o contro l’ignoranza dei musulmani estremisti, la visione di Maria Giovanna è appassionata ma sempre molto chiara.

La scrittrice ama l’Italia e soprattutto la sua Sicilia. Ma sa che l’isola soffre di molti mali. Le abbiamo chiesto quali sono, secondo lei, i lati peggiori della Sicilia.

MG Mirano: Il connubio Mafia-Politica. Dopo la morte dei giudici Falcone e Borselino molti passi avanti sono stati fatti…ma c’è ancora molto da fare!

Quali sono, secondo lei, i lati più forti della Sicilia e dei siciliani?

MG Mirano: Purtroppo nell’immaginario collettivo il siciliano è ancora visto come il mafioso per eccellenza. Invece la Sicilia è abitata da gente onesta, ospitale e altruista, impegnata nella lotta contro la piaga per eccellenza, ovvero La Mafia.

In questo momento, cosa sta facendo? Sta lavorando ad un nuovo libro?

MG Mirano: Al momento sono impegnata in tour di conferenze in giro per l’italia. Incontro gli studenti delle scuole dove sono stati adottati i miei libri. Sto lavorando sul mio terzo saggio romanzato che tratta il delicato tema della Mafia. Una storia diversa da quelle raccontate fino ad oggi… Un romanzo di speranza per i Siciliani onesti.

Cosa devono vedere assolutamente, secondo lei, i turisti in visita in Sicilia? Qual’è il posto più magico della Sicilia?

ModicaMG Mirano: La Sicilia è magia… Un insieme di effluvi, colori, rumori capaci di far volare alto… In un mondo quasi surreale! Ogni angolo della mia isola ha una propria bellezza! Io vivo in una delle più belle città siciliane: Noto “Capitale mondiale del Barocco”. Però non posso non riconoscere che anche Siracusa, Ragusa Ibla, Agrigento, Erice e Palermo sono città di straordinaria bellezza!

Il libro “Il Mercante di Pace” nel sito di Dario Flaccovio Editore.

Testo di Joris Wouters, tradotto in italiano da Frauke.

La birra nel paese del vino

Pur essendo gli abitanti di un paese “da vino”, gli italiani bevono anche molta birra: soprattutto, ovviamente, birra italiana. Le birre estere e, con esse, i locali dedicati esclusivamente alla birra sono un fenomeno relativamente recente. Quando, nel 1984, mi trasferii a Grottaferrata, vicino a Roma, a Frascati fu inaugurata la prima vera birreria della zona. Accanto alle birre tedesche, danesi e irlandesi, era possibile provare anche qualche birra belga. A quei tempi proprio non mi spiegavo perché i miei amici italiani mi volessero per forza trascinare in una birreria: per una belga come me non solo il loro vino era molto più buono ma aveva anche il vantaggio di essere molto meno costoso.

Oggi praticamente ogni bar italiano vende birre estere. Ma è possibile trovarle ovunque accanto a quelle italiane, anche nelle pizzerie, perché per la maggioranza degli italiani con la pizza non si beve il vino ma la birra. Non so da dove venga questa loro convinzione, ma almeno in parte potrebbe spiegare il consumo piuttosto alto della birra in un paese dominato dal vino.

Tra gli appassionati delle birre artigianali, birre non filtrate e non pastorizzate, ci sono anche moltissimi italiani. Sei anni fa, ad Arcidosso, in Toscana, Gennaro e Claudio Cerullo aprirono il birrificio Birra Amiata per commercializzare la loro birra artigianale. La Bastarda Rossa, la castagna più tipica dell’Amiata, aveva ricevuto da poco il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta). Una birra aromatizzata con una castagna-IGP del posto poteva essere una carta vincente, pensarono i fratelli Cerullo. Ed ebbero ragione: la loro birra alle castagne, perfetta come birra stagionale, è soprattutto buona. Il successo commerciale non si fece quindi attendere.

Da allora producono e vendono anche la Crocus, una birra allo zafferano coltivato in Maremma, e la Marucca, una birra con l’aggiunta dell’omonimo miele che si produce un po’ ovunque nell’Amiata. Per le loro birre, i fratelli Cerullo scelgono sempre un nome che oltre a ricordare un particolare ingrediente, si riferisce anche a tipici concetti delle tradizioni e della cultura Amiatine. La Cinabro onora i minatori dell’Amiata. La Aldobrandesca, prodotta con una ricetta medievale ricca di spezie, è dedicata alla Rocca Aldobrandesca di Arcidosso, mentre la birra natalizia San Niccolò porta il nome del patrono del paese.

Non appena Gennaro nomina la San Niccolò, sul suo volto appare un sorriso. A marzo ha visitato il Festival della Birra Zythos Bierfestival a Sint-Niklaas, in Belgio, dove ha incontrato il distributore americano che ora commercializza la sua birra alle castagne anche dall’altra parte dell’oceano. E vendere in Belgio? gli chiedo io. Diventa pensieroso. “Ovviamente ci piacerebbe molto vendere la nostra birra anche lì, ma il Belgio è anche uno dei paesi più difficili da conquistare. Cosa vuoi: è il paese con la birra migliore del mondo!”

Ulteriori info sul cinabro e su Birra Amiata in Thuis in de Amiata en in Vlaanderen.
Sito di Birra Amiata (in italiano).

Testo tradotto da Frauke, revisionato gentilmente da Daniela Palmerini, traduttrice che lavora con l’inglese e il tedesco ma ha un particolare interesse per l’olandese e la sua variante parlata in Belgio, il fiammingo. Il sito di Daniela.

Il 94enne più in forma d’Italia

Pietro PaciPietro Paci è un tipo modesto a cui non piace mettersi in mostra, neanche quando compie imprese straordinarie. Come quando, qualche anno fa, poco prima di compiere 90 anni, raggiunse la cima del Corno Grande, che, con i suoi 2912 metri, è una delle vette più importanti del Gran Sasso.  Inoltre, Pietro percorre ogni anno dai 4000 ai 5000 chilometri in sella alla sua bicicletta da corsa. Il 94enne più in forma d’Italia ha accettato di rispondere a qualche domanda di Italia Magia.

In “De Gran Sasso: van Mussolini tot Pietro Paci” abbiamo già brevemente accennato alle imprese di Pietro negli Abruzzi. Imprese di non poco conto che, secondo qualche giornale italiano, pochi giovani riuscirebbero a emulare.

La fortuna ha voluto che incontrassimo Raffaella Paci, la figlia più giovane di questo instancabile amante della natura, nato a Urbania nelle Marche. È stata lei a convincere il padre a rispondere a qualche nostra domanda, anche se lui trova “tutta questa attenzione un po’ esagerata”. Facciamo subito la domanda più scontata: “Cosa fa per essere così in forma alla sua età?”, “E’ stato uno sportivo fin da bambino?”.

Negli anni trenta, per un breve periodo, Piero ha fatto parte di una squadra di pallacanestro. Fino alla pensione, quella è stata la sua unica esperienza sportiva. “Mio padre aveva un negozio di vestiti al centro di Urbania”, dice Raffaella. “Non aveva molto tempo per fare sport o per muoversi. Da venti a trenta anni ha pure fumato”.

“Però non ho mai esagerato con l’alcol”, racconta Pietro. “Non bevo mai superalcolici, ma un bicchiere di vino a tavola mi piace. Mangio poca carne e poco pesce, molta frutta e verdura e sono sempre in movimento. Cammino spesso, vado in bicicletta e ogni tanto faccio anche una nuotatina”.

Andare in bicicletta è una delle passioni più grandi di Pietro, che arriva a coprire anche 100 chilometri in un solo giorno. Quanti chilometri abbia percorso fino ad oggi non lo sa con precisione neanche lui. Sicuramente più di centomila, visto che da venti anni a questa parte ne ha percorsi ogni anno dai 4000 ai 5000.

E come gli è venuta l’idea di scalare il Gran Sasso degli Abruzzi? Pietro Paci: “Faccio parte del gruppo ‘Amatori della montagna Il Ghiro’. Insieme ad altri appassionati della montagna organizziamo delle escursioni piuttosto impegnative e l’obiettivo di una di queste era appunto scalare il Corno Grande insieme agli amici e a mia figlia Raffaella.”

Gran Sasso CimaIl Corno Grande è alto quasi 3000 metri. Anche se non bisogna essere un alpinista per conquistarne la cima, la scalata è impegnativa e non del tutto priva di pericoli. Il gruppetto, partito da Campo Imperatore, ci ha messo poco più di 3 ore ad arrivare sulla vetta, prestazione considerata più che soddisfacente rispetto alla media. Pietro: “Da anni cammino almeno 2 o 3 ore al giorno. E giro sempre in bicicletta. Come allenamento è stato sufficiente.”

Ogni tanto Pietro Paci scala da solo qualche montagna alta più o meno 1000 metri. E insieme alla figlia ha conquistato poco tempo fa il Monte Cucco in Umbria (1500 m). Solitamente invece fa delle escursioni a piedi e in bici nel nord delle Marche, dove vive da più di 94 anni.

Ulteriori informazioni sul sito di Urbania-Casteldurante.

(foto di Raffaella Paci)

Testo tradotto da Frauke e revisionato gentilmente da Stefano Kalifire, traduttore tedesco-italiano, specialista in nivologia e metereologia alpina. Il sito di Stefano.

1 Reactie op Articoli in italiano

Geef een reactie

Je e-mailadres wordt niet gepubliceerd. Verplichte velden zijn gemarkeerd met *

*

De volgende HTML tags en attributen zijn toegestaan: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>